OBESITÀ INFANTILE: UN PROBLEMA DALLE TANTE FACCE

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fat boy in cap eats a hamburger

Numeri: secondo i dati più’ recenti, la condizione di obesità riguarda oltre 2 bambini su 5 in Italia, con un incremento, nonostante le campagne di sensibilizzazione nelle scuole, di circa il 2% all’anno. Per i bambini da 6-10 anni, si stima un 24% di bimbi in sovrappeso e un 12% obeso.

Cause: le cause che portano obesità infantile possono essere tante: dal diabete latente nella mamma alla nascita in sovrappeso; ma nella maggior parte dei casi il problema e’ legato all’alimentazione e dunque allo stile alimentare familiare e alle scelte dei genitori.
Fra le abitudini errate, vale la pena citare che l’11% dei bambini non fa la prima colazione e il 28% la fa in maniera non adeguata, l’82% fa una merenda a scuola qualitativamente non corretta; il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano giornalmente frutta e verdura (solo il 2% dei bambini ne mangia più di 4 porzioni al giorno); il 41% dei bambini beve ogni giorno bevande zuccherate (il 17% più di una volta al giorno); solo 1 bambino su 10 ha un livello di attività fisica raccomandato per la sua età, mentre 1 su 2 trascorre più di due ore al giorno davanti al televisore o a videogiochi e ha un televisore in camera. Infine, c’è anche una concausa di valutazione del problema in casa: circa 4 madri su 10 di bambini con sovrappeso/obesità non ritengono che il proprio figlio abbia un peso eccessivo (fonte: Fondazione italiana per l’obesità infantile).

Effetti: come ogni patologia comporta degli effetti negativi più o meno gravi non solo sulle condizioni di vita di chi ne soffre, ma anche su quella dei familiari e, indirettamente, sulla collettività.

Una delle conseguenze più negative riguarda il livello di autostima e l’immagine che i bambini hanno di se stessi; ciò li induce spesso, in un circolo vizioso, a rimarcare quei comportamenti tipici di questa patologia: passare molte ore davanti alla tv, non voler partecipare ad attività con i coetanei, scarso impegno scolastico, demotivazione nei confronti di qualunque attività da intraprendere, incupimento del carattere con conseguente emarginazione per diversità’.

Soluzioni: la via più semplice per affrontare il problema è anche la meno efficace: la semplice imposizione di una dieta alimentare non solo non produce esiti duraturi ma si rivela a lungo andare del tutto controproducente.

Per ottenere cambiamenti durevoli, è fondamentale un approccio di tipo comportamentale, inteso non già come perdita esclusiva di peso corporeo, piuttosto come supporto nell’educazione alimentare per l’adozione di comportamenti finalizzati al cambiamento degli stili di vita, che contribuiscono sia ad accrescere il livello di auto-efficacia del bambino sia l’auto-immagine e l’autostima.

Diventa infine utile che i bambini in sovrappeso si confrontino tra di loro, vivendo insieme un percorso rieducativo alimentare, fisico e psicologico in comune e condiviso dalla famiglia; e poi che si confrontino in una attività fisica e di educazione alimentare che li porti, mentre perdono peso, a vivere al tempo stesso una vita sana e piacevole, fatta di gioco, piacere e divertimento non solo o non più legato al consumo di “cibo-spazzatura”.

Michele Rosa

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