Drogati di cibo?

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Le scelte alimentari di ognuno di noi, oggi, sono una tra le cose più personali che esistano: ci sono momenti in cui mangiare è uno degli atti più sociali che troviamo, che serve a creare occasioni per stare insieme ad altri, mentre ci sono altri momenti in cui mangiare è un atto davvero intimo e ci vergogniamo persino di farci vedere da altri, preferiamo farlo in solitudine perché possiamo mettere a nudo anche l’istinto più basso che percepiamo in quel momento.

Il meccanismo che regola la nostra alimentazione è il continuo bilanciamento tra fame e sazietà: quando questo bilanciamento inizia ad avere problemi, quando si incorre in fasi di squilibrio tra le sensazioni di fame e sazietà, allora si incorre nelle problematiche dei disturbi alimentari o dell’obesità.

Solitamente, quando si innescano problematiche di squilibrio alimentare tendenti a qualcuno dei disturbi alimentari tipici, o al sovrappeso, ad essere al centro della nostra attenzione sono cibi di particolare tipo, provenienti dall’industria alimentare o ricchi in carboidrati o grassi, manipolati e studiati a tavolino e non certo naturali o direttamente provenienti dai campi agricoli.

Questo accade perché notoriamente questi cibi sono il frutto di ricerche e sperimentazioni miranti a creare prodotti sempre più appetibili, saporiti e particolarmente piacevoli per il nostro palato.

L’obiettivo dell’industria alimentare che li produce, ovviamente, è quello di conquistare fette di mercato sempre più importanti, fidelizzare i clienti; lo strumento per farlo è la nostra salute.

Sì, perché in realtà chi ne va di mezzo è sempre il consumatore finale, quindi ciascuno di noi, dei nostri figli, dei nostri cari; noi tutti che sempre più siamo intrigati da gusti forti e spinti a comprare ciò che gli spot televisivi ci fanno pensare come meravigliosamente buono e salutare.

In realtà, la fidelizzazione del consumatore finale si ha spesso grazie ad una miscela particolare, che genera cibi “indimenticabili” e in grado di creare in noi un senso di dipendenza, di astinenza. Una miscela fatta di carboidrati, grassi e sali. Una formula magica del gusto, che ci assuefà in pochissimo tempo e ci rende schiavi dell’industria alimentare.

Ora, è ovvio che tutti abbiamo bisogno di nutrirci, che tutti quindi abbiamo una forma di “dipendenza dal cibo”; ma quella che qui stiamo mettendo in evidenza è una forma di dipendenza differente: non la dipendenza sana, per tenerci in vita, ma una dipendenza patologica, che altera e squilibra il nostro sistema endocrino di regolamentazione della sazietà e della fame e ci rende veramente schiavi alla ricerca di sapori forti, gustosi, eccitanti.

È possibile oggi, quindi, considerarci “drogati di cibo”?

La risposta è, purtroppo, si. Nel senso peggiore del termine.

E conseguenze ben evidenti ne sono tutte quelle patologie che derivano da uno scorretto funzionamento del nostro comportamento alimentare: patologie del metabolismo, patologie correlate all’obesità, patologie dei disturbi alimentari.

Ecco perché è importante diventare sempre più consumatori consapevoli, critici, informati.

È il primo passo per liberarsi da queste invisibili catene di schiavitù alimentare.

 

Michele Rosa

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